2017: un anno nella Repubblica Democratica del Congo

I giorni che concludono l’anno sono sempre un’occasione per fare bilanci e ricordare che cosa ci stiamo lasciando alle spalle.

Il tema che ha occupato le cronache congolesi nel 2017 è stato sicuramente quello dei rifugiati interni: migliaia di persone che, a causa di scontri tra fazioni e tribù rivali, in una sorta di cronica guerra civile, sono stati costretti ad abbandonare le loro case. Si stima che in Congo il numero delle persone costrette a questo esodo superi di gran lungo i profughi siriani che abbandonano il loro paese e,  ancora, che il Congo sia il paese dove questo fenomeno sia più alto che in tutto il resto del mondo.

Intorno ad agosto, i congolesi che chiedevano asisstenza umanitaria urgente erano circa 7 milioni.

A queste terribile emergenza, si lega la situazione politica interna del paese.

Il presidente Kabila, che non vuole abbandonare il potere permetterdo libere elezioni, si è circondato di truppe di ribelli per schiacciare le proteste che dilagano nel paese. Sono miliziani assoldati dal Ruanda e dall’Uganda che, dal dicembre 2016, stanno aiutando il presidente e la sua famiglia a rimanere ben saldi al potere.

Chi governa il Congo, nonostante la povertà infinita del paese, può gestire gli appalti milionari delle attività estrattive che rappresentano una delle ricchezze più straordinarie al mondo, strettamente connessa con l’evoluzione tecnologica di questi ultimi anni.

Le auto elettriche, che entro il 2025 saranno i più diffusi mezzi di trasporto, sono dotate di batterie al cobalto, di cui la Repubblica del Congo è la più grande miniera sulla Terra. Molte delle attività estrattive di questo minerale (ricavato come sottoprodotto del rame e del nichel) sono prive di norme a tutela dei lavoratori, quasi sempre bambini, trattati come schiavi e costretti a lavorare in condizioni disumane per massimizzare la produzione.

Il minimo costo e la massima resa di questo commercio garantisce un introito altissimo, tutto concentrato nelle mani di pochi “signori della guerra”, che non accettano alcun cambiamento al vertice del potere congolese.

Nel 2018 la domanda di cobalto è destinata a crescere e il Congo produce il 54% di quello richiesto da mercato delle auto.

L’auspicio è che un atteggiamento più etico da parte delle grandi case automobilistiche consenta di generare sufficienti pressioni sul Congo, per garantire tutele ai lavoratori.

 

EDV

30 dicembre 2017

 

Comments 1

  1. Anna Sina

    E’ molto importante questo aggiornamento che ci permette di conoscere di più le reali condizioni di un Paese che stiamo cercando di aiutare. Conoscere significa capire, capire significa sentire il dovere di aiutare. Grazie

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