Piogge e inondazioni: è strage in Congo

Dopo giorni di piogge torrenziali a Kinshasa si fa la conta dei morti. Circa 45 persone hanno perso la vita e quasi 5000 sono rimasti senza una casa, secondo i dati della Croce Rossa locale.

I rovesci sono cominciati il 3 gennaio e sono proseguiti fino a domenica, spazzando via case e causando cedimenti del terreno in tutta la città.

Si calcola che siano caduti dall’inizio dell’anno circa 182 mm di pioggia, quando, in questa stagione, la media mensile è di 135mm.

Ad aggravare la situazione, si ipotizza che queste inondazioni, avendo messo in ginocchio le fragili infrastruttre idrico sanitarie della città, possano incidere sull’epidemia di colera che da giugno ha ucciso circa 1190 persone, nelle 24 delle 26 province del Congo. A Kinshasa in particolare, a causa del sovraffollamento e della scarsità di acqua potabile, si registrano più di 450 casi alla settimana.

 

A questa tragedia naturale si aggiungono altri elementi: non solo le carentissime infrastrutture idriche della città, ma anche le costruzioni abusive, realizzate con materiali e tecniche impropri, sono alla base della catastrofe che Kishasa sta vivendo.

EDV

13 gennaio 2018

 

Comments 1

  1. Anna

    La notizia dell’epidemia di colera che sta devastando la Repubblica Democratica del Congo mi ha riportato alla memoria i fatti accaduti a Bukavu nell’ormai lontano dicembre 2007. Eravamo prossimi alle festività natalizie e, con la gioia e l’entusiasmo che accompagnavano i nostri passi nel cammino missionario che avevamo intrapreso, ci stavamo preparando a organizzare i mercatini che potevano aiutarci nella raccolta fondi per disporre del denaro che la nostra Onlus si era impegnata ad inviare mensilmente al Centro Nutrizionale in modo da garantirne il funzionamento. Proprio allora ci giunse inaspettato un angosciante appello di Suor Lucia, nostra corrispondente, che ci chiedeva un intervento immediato: l’Ospedale e il Centro non erano in grado di far fronte al colera che, in circostanze analoghe alle attuali, stava creando numerosissime vittime, adulti e bambini: mancavano flebo, antibiotici, non si era in grado di assicurare la benché minima norma igienica, gli operatori sanitari si erano dileguati per timore del contagio. Decidemmo allora di inviare a Bukavu tutto quanto disponevamo; con questo denaro Suor Lucia fu in grado di procurarsi medicine, di pagare gli infermieri e di garantire così l’assistenza indispensabile, di dare sollievo alle famiglie terrorizzate. L’associazione “Medici senza frontiere” intervenne a Bukavu verso la fine di gennaio quando ormai la situazione si stava normalizzando. Come disse allora Padre Alfredo, la Provvidenza non mancò e la quota mensile per il Centro venne regolarmente inviata.

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