I cattolici congolesi e la politica

Nei primi giorni dell’anno gli scontri per le strade di Kinshasa hanno avuto un bilancio di ameno 8 morti, sacerdoti inclusi, e circa 141 arresti.

Le opposizioni e la Chiesa Cattolica sono scesi ripetutamente in piazza, per chiedere la fine del governo di Kabila, in carica dal 2001, essendo succeduto al padre Laurent Desire, pochi giorni dopo il suo assassinio.

Kabila, riconfermato già due volte, avrebbe dovuto dimettersi definitivamente a fine 2016, ma a tutt’oggi governa ancora, come molti autocrati africani, che faticano a lasciare il potere conquistato in qualche modo.

La chiesa congolese aveva indetto una marcia pacifica a fine 2017, per chiedere di svolgere le elzioni secondo la time-line fissata, cioè entro l’anno, ma le elezioni sono state rinviate al 23 dicembre 2018 e la marcia non è stata più autorizzata, secondo le dichiarazioni del governo, per mancanza di sufficienti misure di sicurezza.

L’assurdo si è registrato quando padre Vincent Tshomba, uno dei decani della Chiesa cattolica di Kinshasa, è stato chiamato a comparire davanti a un giudice, accusato dal partito nazionalista vicino al Kabila di schiamazzi notturni. Tshomba aveva chiesto ai parroci della capitale di suonare le campane per 15 minuti ogni settimana, per chidere l’applicazione dell’accordo sulle elezioni.

EDV

15 gennaio 2018

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