Sei morti negli scontri di Kinshasa del 21 gennaio

A Kinshasa continuano le proteste per chiedere le dimissioni di Kabila, ormai rimandate da più di un anno. I manifestanti sono sono stati fermati dai gas lacrimogeni delle forze di polizia, che hanno compiuto arresti indiscriminati, hanno ucciso 6 persone e ne hanno ferito circa una cinquantina.

Jean-Baptise Sondji, ministro della Sanità nel primo Governo Kabila del 1997,  racconta di aver assistito alla morte di una sedicenne, nel quartire di Kitambo (a Kinshasa), nei pressi della chiesa parrocchiale, per i colpi sparati da una macchina blindata che si è avvicinata alla folla.

La chiesa cattolica della Repubblica del Congo ha chiesto a gran voce una manifestazione pacifica, in realtà non autorizzata dalla polizia la quale ha dichiarato che non sarebbe stato tollerato nessun disturbo dell’ordine pubblico.

Per rendere ancora più difficile la comunicazione tra i manifestanti, da sabato pomeriggio è stato chiuso l’accesso a internet nella capitale. Nonostante ciò, a Kishasa, a Kisangani e a Bukavu i manifestanti si sono riuniti dopo la messa domenicale, per protestare e marciare, accompagnati da esponenti del clero locale. Le proteste, di cui ha dato conto anche Radio Okapi (Radio indipendente di informazione nella Repubblica Demcratica del Congo) sono state sostenute da dichiarazioni della comunità islamica e della chiesa evangelica locale.

Papa Francesco, durante la Santa Messa di domenica 21 gennaio scorso, in America Latina, si è appellato alle forze politiche congolesi, perché la violenza finalmente si spenga e si possa marciare pacificamente, per chiedere l’applicazione degli accordi sulle dimissioni del presidente Kabila.

 

EDV

22 gennaio 2018

 

 

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