La situazione dei rifugiati in Congo oggi

Con un mandato ormai scaduto dal 2016 e le elezioni rimandate già due volte, il presidente Kabila, per bocca del suo Ministro delle Comunicazioni Lambert Mende dichiara che non è stata compiuta alcuna violenza sui dimostranti che hanno nelle settimane scorse protestato contro un governo teoricamente dimissionario, ma ben saldo al potere.

Sebbene i dati degli osservatori internazionali confermino che dal 2016 a oggi ci siano stati circa centinaia di morti, Lambert Mende sostiene che siano tutte bugie e che nell’Africa centrale non esista un paese come la Repubblica Democratica del Congo, dove liberamente si può protestare e manifestare.

Le repressioni, sostanzialmente negate dal governo, stanno provocando una fuga in massa che rischia di sconvolgere i delicati equilibri dei paesi confinanti, costretti ad accogliere i profughi. Proprio la zona est del Congo, l’area intorno a Bukavu, pare la più colpita da questo esodo di massa: circa 7000 persone si sono spostate verso il Burundi e 1200 verso la Tanzania.

L’Alto commissariato ONU per i rifugiati, presente nell’area di crisi, ha raccolto alcune voci. Molti scappano per evitare di essere reclutati forzatamente negli eserciti locali, altri per sfuggire alle operazioni militari in corso. Anche province un tempo stabili, come il Kasai e il  Tanganyika sono ormai preda degli scontri tra fazioni che stanno generando una pesantissima crisi alimentare. Circa 7 milioni di persone (un decimo della popolazione totale del Congo) sono a rischio di malnutrizione e denutrizione. Jean-Philippe Chauzy, capo della missione per i rifugiati in Congo, ha dichiarato che la comunità internazionale non può stare pigramente a guardare questo conflitto inter etnico che sta mettendo in ginocchio il paese. “Le storie che raccontano i rifugiati sono raccapriccianti: violenze, torture omicidi di massa”.

Nei mesi scorsi, gli scontri tra gruppi ed etnie diverse, mai realmente risolti, ma solo a tratti sopiti, si sono intensificati all’annuncio che Kabila non avrebbe lasciato il governo del paese.

A questa tragedia, si associano le epidemie e le inondazioni, che nei mesi scorsi hanno flagellato il Congo.

Paradossalmente, proprio in questi mesi, dichiara ancora Jean-Philippe Chauzy, gli aiuti internazionali sono in forte diminuzione, come se il Congo fosse uscito dall’orbita degli interessi umanitari.

 

EDV

4 febbraio 2018

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Comments 1

  1. Anna

    Dopo le angoscianti notizie che nel gennaio scorso ci sono giunte, apprendiamo ora della nuova emergenza che la popolazione della Repubblica Democratica del Congo sta vivendo: la fuga in massa di un grande numero di persone che, nei paesi confinanti, cercano rifugio dalla violenza, dai massacri, dalla devastazione causati dalla repressione del governo. La zona più colpita da questo esodo é quella limitrofa a Bukavu. Il ricordo va alle notizie raccapriccianti che in questi 15 anni di vita della nostra associazione ci venivano da padre Alfredo, poi da suor Lucia e ancora da suor Elena che tanto spesso hanno dovuto farsi carico degli sfollati per assicurare loro un benché minimo conforto. Passano gli anni, ma non sembra mutare minimamente la realtà di questo popolo martoriato in cui 7 milioni di persone sono a rischio di malnutrizione e di denutrizione, mentre la comunità internazionale sta “pigramente a guardare”.

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