Congo: massacri senza fine

Il Governo Britannico sostiene che l’escalation di violenza in Congo sia ormai diventata insostenibile: ormai sono circa 13 milioni i congolesi che hanno necessità di un sostegno umanitario.

Il Governo di Joseph Kabila è stato segnato da guerre civili, corruzione, e violenze, soprattuto legate all’esplosione di nuovi conflitti etnici, i più gravi nell’area di Maze, nella provincia di Ituri, tra le etnie Lendu e Hemma, in lotta da decenni

Le truppe ONU sono in questi mesi impegnate su molti fronti, da quello siriano a quello nord Koreano: è quindi piuttosto improbabile che vengano inviati nuovi contingenti di soldati per arginare i massacri, che – forse – potrebbero almeno in parte placarsi, se la situazione politica del paese fosse più chiara e si giungesse finalmente alle elezioni e poi a un governo stabile.

La provincia di Ituri vede la situazione peggiore. Qui, nel nord ovest del paese, al confine con Uganda e Sudan, non molto distate dal Kivu, i guerriglieri delle opposte fazioni raggiungono i villaggi vicini e compiono omicidi di massa sempre impuniti.

Molti osservatori internazionali sostengono che definire questa guerra come “violenza etnica” sia riduttivo. Le sue origini risalgono agli anni Sessanta del secolo scorso, quando il Congo conquistò la propria indipendenza politica, ma in una sitazione politica fortemente instabile. L’influenza americana portò alla deposizione del più importante fautore dell’indipendenza del paese, Patrice Lumumba, sostituito da Mobutu Sese Seko, sanguinario dittatore, che tenne il potere fino alla sua morte.

Gli succedette Laurent Kabila, assassinato nel 2001, padre dell’attuale presidente, Joseph.

Sotto i governi Kabila è iniziato il sistematico spoglio delle immense ricchezze naturali del Congo. Molti paesi africani e multinazionali di varia provenienza hanno ottenuto i diritti di estrazione di cobalto, gas, e di altri beni. La loro presenza ha via via scardinato il fragile equilibrio politico del paese, generando immense e infinite guerre civili che sono all’origine dei massacri da cui oggi il Congo è sistematicamente dilaniato.

Lo stato, il governo centrale del paese, ha in questi anni prova solo di inaffidabilità e corruzione e ha implicitamente acconsentito alla nascita di poteri locali, fondati sulla violenza, soprattutto nelle province più lontane dalla capitale, come l’Ituri.

 

EDV

6 aprile 2018

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