L’ebola: una nuova minaccia per il Congo

Mentre la situazione politica della Repubblica Democratica del Congo non sembra mostrare sviluppi significativi, con il potere ancora ben saldo nelle mani del presidente Kabila, filo rwandese, la cui politica ha portato non solo a una condizione di instabilità e incertezza, ma ha anche aggravato la già fragilissima economia del paese, favorendo le intromissioni rwandesi nelle attività estrattive del Congo, il paese sembra prossimo a cadere vittima di una nuova epidemia di ebola, i cui primi casi sono stati ormai accertati.

Scoperto nel 1976 e chiamata così dal fiume omonimo che scorre nel nord del Congo, l’ebola è contratta dagli esseri umani attraverso il contatto con sangue o altre secrezioni corporee di animali infetti come lo scimpanzé, il gorilla o il pipisrello della frutta. Quest’ultimo pare essere il serbatoio naturale per il virus, che passa rapidamente all’uomo. Causa febbri emorragiche e ha una mortalità che varia dal 25% al 90%, in base alla tempestività con cui si interviene.

In Congo il virus si scatenò la prima volta proprio nel 1976, causando allora più di trecento morti, nella zona di confine con il Sudan. Da allora, si sono ripetute altre epidemie di varia estensione e gravità. In tutta l’Africa Occidentale ebola ha mietuto circa 11.300 morti, negli ultimi 5 anni.

Quella che pare in procinto di svilupparsi è ritenuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità una potenziale epidemia devastante, se gli interventi non saranno rapidissimi.

L’OMS ha una base operativa a Bikoro (città della provincia di Équateur nella Repubblica Democratica del Congo,  sul Lago Tumba, a sud di Mbandaka) e, in collaborazione con le autorità sanitarie congolesi, ha verificato che ci sono state almeno 19 vittime nelle ultime cinque settimane. Il problema più grave, stando alle dichiarazioni ufficiali, è la diffusione dei focolai, che si estendono su una superficie di più di 60 km quadrati, rendendo piuttosto difficili le verifiche.

La somministrazione del vaccino sperimentale, lo stesso utilizzato tra il 2014 e il 2015, potrebbe iniziare già alla fine di questa settimana. “Una fornitura iniziale di quattromila dosi è in viaggio verso il Paese”, ha dichiarato il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Adhanom Ghebreyesus. Secondo l’Organizzazione, che si è detta “molto preoccupata”, serviranno 18 milioni di euro e tre mesi di tempo per sconfiggere nuovamente il virus.

Il vaccino che sarà usato è il Vsv Zebov e V920 e ne sono state preparate già 4300 dosi a Ginevra e 300mila negli Usa.

 

Emanuele Vicini

18 maggio 2018

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