Politica ed economia in Congo

Mentre il presidente della Repubblica del Congo, Joseph Kabila, davanti alla platea delle Nazioni Unite promette un’elezione pacifica e credibile, calmando almeno in parte gli oppositori politici al suo regime, che dalla fine del 2016 chiedono di rispettare la Costiruzione e indire le nuove elezioni, nel paese si consuma una guerra economica, intorno alle sue ingetissime ricchezze minerarie.

La Randgold Resources, società con sede nel Regno Unito, che investe nella ricerca di giacimenti minerari in tutta l’Africa e in Congo in particolare, sta aprendo un fronte di scontro con il governo Congolese, che vuole imporre una sorta di sigllo di approvazione sulla vendita delle quote di una miniera d’oro, di proprietà della Randgold.

In rosso, le aree minerarie gestite dalla Randgold

L’acquirente, la canadese Barrick Gold Corporation, con questa operazione, si accinge a diventare la più grande compagna estrattiva di oro al mondo.

La compagnia mineraria nazionale congolese, che possiede il 10% della miniera, pretende di esprimere un parere sull’operazione, per non perdere una sorta di posizione simbolica di rilievo, all’interno delle società coinvolte nella gestione del giacimento. Mancando questa approvazione, non solo lo Stato perderebbe un noteve introito in forma di tasse e oneri a carico dei due attori della compravendita, ma passerebbe anche, in modo inequivcabile, il messaggio che in Congo gli affari più ricchi e redditizi sono gestiti da società straniere, senza alcun interesse o vantaggio per il paese.

Lo scontro tra la Randgold Resources e le autorità congolesi è piuttosto duro anche per il recente nuovo codice per le attività minearie, che di fatto ha aumentato notevolmente la tassazione a carico delle società straniere.

 

 

 

 

 

 

EDV

2 ottobre 2018

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