La giornata elettorale in Congo

Sospetti di irregolarità, molte macchine per il voto elettronico non funzionanti, aperture in ritardo dei seggi per mancanza di corrente, nomi dei candidati sbagliati, presidenti di seggio sorpresi a votare più volte, voti per un candidato miracolosamente convertiti in voti per un rivale, lunghissime code e, a complicare il tutto, una pioggia torrenziale: così le elezioni in Congo hanno avuto luogo nella giornata di domenica 30 dicembre 2018.

Nel Sud Kivu si sono verificati anche episodi di violenza, il più grave dei quali ha portato alla morte di un giovane, ucciso da un poliziotto, durante una manifestazioni per sospette frodi nel voto.

Se da una lato queste elezioni potrebbero finalmente portare il Congo in una stagione di democrazia reale, dall’altra ogni risultato non accettato da uno dei contendenti o in qualche modo messo in discussione per presunte irregolarità, potrebbe essere la causa di un crollo nella sicurezza del paese, soprattutto nelle zone di confine con  Rwanda, Uganda e Burundi.

Kabila, il presidente uscente, intervistato da alcuni giornalisti, ha dichiarato che queste elezioni sono libere e imparziali. Ma molti congolesi non sono stati in grado di votare, perché nell’area do Beni e Butembo la consultazione è stata sospesa, per evitare – a detta della autorità – una diffusione ulteriore dell’ebola. Inoltre, come sostengono i vescovi cattolici del paese, che rappresentano circa il 40% della popolazione, le macchine per il voto non hanno funzionato in circa 544 dei 12.300 seggi elettorali del paese.

Il leader dell’opposizione Felix Tshisekedi ha detto che tutto questo caos potrebbe essere stato generato ad arte, per consentire a Kabila, nel caso di un annullamento del voto da parte della Corte Suprema, di aggrapparsi nuovamente al potere.

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