Il dificile cammino della macchina elettorale congolese

Continua incessante il lavoro per completare lo spoglio delle schede elettorali in Congo. Mentre la macchina organizzativa si muove tra difficoltà tecniche e stati di tensione latente nel paese, una dichiarazione della conferenza episcopale congolese ha destato pesanti reazioni da parte delle autorità governative.

Donatien Nshole

Donatien Nshole, segretario generale della conferenza, ha dichiarato, pur senza rivelare nomi, che il conteggio dei voti, ufficialmente ancora in corso, indica già chiaramente un vincitore di questa competizione.

“L’ipotesi di rivelare l’esito elettorale prima della comunicazione ufficiale potrebbe condizionare la popolazione e indurre a sommosse e rivolte, di cui solo la chiesa cattolica dovrebbe essere ritenuta responsabile”. Così si è espresso

Corneille Nangaa

Corneille Nangaa, presidente della commissione elettorale congolese, in una lettera inviata alla conferenza episcolape del paese. La dichiarazione violerebbe la norma che consente solo al comitato elettorale di rivelare il nome del vincitore.

Contro la chiesa cattolica in particolare si è scagliato

Emmanuel Ramazani Shadary

Ramazani Shadary, il candidato sostenuto da Kabila, definendo come irresponsabile la dichiarazione della conferenza episcopale.

Nonostante gli appelli alla trasparenza e alla corretta gestione delle procedure, fatti dagli osservatori internazionali, tutti i leader dell’opposizione, pur senza mostrare dati, sostengono di aver vinto.

Nonostante la sospensione della rete internet, che sta rendendo molto lente le comunicazioni, le proiezioni fatte sembrano indicare che Shadary, il candidato sostenuto da Kabila, sia in netto svantaggio.

 

EDV

10 gennaio2019

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