Il Congo è finalmente libero?

“Il Congo è finalmente libero!” Così gradava tra le lacrime una donna il 10 gennaio scorso; per le strade di Kinshasa e a lei facevano eco ragazze più giovani “Bye Bye Kabila!”

Felix Tshisekedi

Con l’elezione di Félix Tshisekedi finisce l’era Kabila, al potere da 18 anni, nonostante la costituzione. Ora queste elezioni costituiscono il primo reale passaggio di potere democratico nella storia del Congo moderno. Tutti gli ex presidenti o sono stati deposti per via militare, o uccisi.

Nonostante questa sensazione di democrazia, molti cittadini hanno la netta percezione di essere stati presi in giro.

Tshisekedi non era dato per vincente da nessuno degli osservatori nazionali e internazionali. In particolare una delle più autorevoli organizzazioni non governative di ispirazione cattolica che esercita nel paese aveva schierato una quarantina di osservatori, per monitorare le elezioni e si era sbilanciata nel dichiarare, se non apertamente, almeno ufficiosamente, che il vincitore sarebbe stato  Martin Fayulu, l’altro leader di opposizione, proveniente dal mondo del petrolio.

Martin Fayulu

Dopo la proclamazione ufficiale, lo stesso Fayulu ha dichiarato “Questi risultati non hanno nulla a che fare con il vero esito delle elezioni. È un vero colpo di stato elettorale”.

Le voci dei più autorevoli osservatori internazionali sostengono che Kabila abbia fatto di tutto per tenere Fayulu lontano dal potere, perché avrebbe rappresentato un reale cambiamento, impegnandosi a ridurre la corruzione dilagante e a riportare la legge al centro della vita politica congolese: un’evidente sfida contro coloro che per anni hanno razziato questo ricchissimo paese dell’Africa centrale.

Kris Berwouts, giornalista indipendente e profondo conoscitore della realtà locale, autore del saggio “La pace violenta del Congo” sostiene che i partigiani e sostenitori di Kabila non potranno mai essere intimoriti da Tshisekedi, il neo presidente, perché non avrà mai il coraggio di fare le domande più scomode o di avviare le indagini più serrate per rivelare i retroscena dell’immenso impero economico dei Kabila.

Kris Berwouts

A conferma di ciò, Tshisekedi ha già affermato che Kabila non è un avversario da demonizzare, ma piuttosto un partner nel processo di democratizzazione del paese.

Non è escluso che queste elezioni siano contestate ufficialmente, sebbene l’elezione di un candidato comunque di opposizione al precedente governo potrebbe dare all’unione Africana più un buon motivo per considerarle libere e oneste.

Il Congo ha un disperato bisogno di cambiamento, ma questo non era ciò che gli elettori avevano in mente.

Ormai la Corte costituzionale ha ratificato la vittoria di Tshisekedi, ma questo non ha spento le incertezze, sia nell’unione africana sia in quella europea. Tutti promettono collaborazione con il neo eletto presidente, ma pochi intendono partecipare alla cerimonia di inaugurazione.

I colleghi africani stentano ad esprimere quell’approvazione incondizionata, di cui però Tshisekedi avrebbe un disperato bisogno, se vuole in qualche modo presentarsi sulla scena del Africa centrale con un minimo di credibilità e ottenere qualche risultato in politica estera.

 

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