Le violazioni dei diritti umani in Congo

Sebbene con un anno di ritardo, in questi giorni la polizia congolese nella capitale Kinshasa è stata accusata di aver picchiato, torturato e infine ucciso 27 civili prigionieri perché accusati di far parte di bande terroristiche.

La notizia arriva dall’Osservatorio per i diritti umani (HRV) di stanza nel paese, che ha fatto indagini, raccogliendo le testimonianza (circa 80) di familiari, e altri funzionari di polizia che avrebbero assistito al fatto.

La denuncia pubblica ha subito mosso la reazione del neoeletto presidente Felix Tshisekedi, che ha promesso di fermare questi abusi dei diritti umani, perpetrati dalle forze di sicurezza congolesi, spesso criticate per i loro metodi violenti durante la recente campagna elettorale.

Di contro, si è levata la voce del capo della polizia di Kinshasa, il generale Sylvano Kasongo, accusato delle stesse violenze con altri commilitoni. “La polizia di Kinshasa non uccide persone. Le arresta e le porta davanti alla giustizia”.

I testimoni che hanno parlato con la HVR riportano invece di fatti terribili: persone uccise sommariamente per strada e poi caricate davanti alle loro case per simulare un atto criminale di terzi, amputazioni di genitali, arti legati e amputati, persone scomparse di cui si sono perse le tracce.

Sebbene sia sempre molto difficile dimostrare questi atti di barbarie, non va dimenticato che gli ultimi rapporti delle Nazioni Unite sulle violenze della polizia hanno causato l’espulsione dal paese del capo della commissione ONU per i diritti umani.

In Congo, la prevenzione anti-gang e bande armate rimane un delle priorità del governo di Felix Tshisekedi.

 

EDV

21 febbraio 2019

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