Ebola: una situazione senza vie d’uscita?

Le fonti più vicine all’organizzazione Medici Senza Frontiere, attiva da sempre in Congo nella lotta contro epidemie diverse e da un anno contro ebola affermano che la battaglia contro il virus sta per essere perduta, perla mancanza di fiducia della popolazione nelle strutture sanitarie.

Joanne Liu, responsabile dell’organizzazione Medici Senza Frontiere

I continui attacchi di bande armate a presidi di Medici Senza Frontiere (solo la settimana scorso due sono stati dati alle fiamme) rallentano la distribuzione di cure e vaccini.

“L’atmosfera che si respira è tossica” così si è espressa Joanne Liu, medico canadese, attuale presidente in carica di Medici Senza Frontiere. “Se non torna la fiducia nelle strutture mediche, non si sconfigge la malattia”.

 

D’altra parte non si può forzare la popolazione ad affidarsi alla sanità locale, utilizzando l’esercito regolare, che non ha mai avuto alcun incarico ufficiale nel processo di cura e prevenzione delle epidemie. Il ruolo delle forze armate, però, si fa ora più rilevante, perché sta a loro proteggere i medici impegnati nella campagna anti ebola.

Sta di fatto che la copertura del territorio congolese è quanto meno scarsa, visti i numerosi decessi in zone neanche raggiunte dalla campagna vaccinale. Il 40% delle morti è avvenuto fuori dai centri medici e il 35 % dei nuovi casi rilevati non è collegato a casi conosciuti: ciò significa che moltissime persone non hanno cercato aiuto nei centri di cura e che la diffusione del virus è tutt’altro che sotto controllo.

 

EDV

9 marzo 2019

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