Violenza e terrore in DRC

Il 2019 si chiude all’insegna del sangue nella Repubblica Democratica del Congo.

Almeno 22 persone sono state uccise dai ribelli della ADF – Allied democratic forces – Forze democratiche alleate, un gruppo paramilitare, nato in Uganda a metà anni Novanta e particolarmente attivo tra l’Uganda e la RDC, specialmente nella regione del Nord Kivu.

I membri dell’ADF, pur non essendosi mai dichiarati appartenenti allo stato islamico, sono di fatto il braccio armato dell’Isis nell’Africa centrale e rappresentano la più forte milizia estremista della regione.

Dalla fine di novembre si sono registrati diversi attacchi ai civili.

Le popolazioni che abitano la zona al confine tra i due stati testimoniano delle violenze inaudite, messe in atto dalla ADF: si parla di bambini uccisi da altri bambini, perché non si volevano convertire, adolescenti costretti a picchiare a morte coetanei che non si piegavano a diventare membri dell’Alleanza.

Dall’inizio del secolo, in Congo è presente un contingente di Caschi Blu, deputato alla protezione della popolazione, in particolare nella zona est del paese, la più soggetta alle razzie e alle stragi di bande armate estremiste.

Durante i massacri di novembre la missione sembra non aver fatto nulla per arginare la violenza, tanto che la sede di Beni è stata presa d’assalto dalla popolazione e la protesta si è presto trasformata in uno scontro.

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